Spiralis Mirabilis Magazine - Arti marziali e cultura tradizionale cinese
 

Il maestro Chang Dsu Yao

Francesco Russo - Spiralis Mirabilis Magazine - Arti marziali e cultura tradizionale cinese Francesco Russo - Direttore Spiralis Mirabilis, studioso, praticante e insegnante di arti marziali tradizionali cinesi
Pagina pubblicata in data 6 luglio 2024
Aggiornata il 1° maggio 2026

Chang Dsu Yao - Spiralis Mirabilis Magazine - Arti marziali e cultura tradizionale cinese

Il primo contatto che ho avuto con il maestro Michele Dal Bo risale al 2017. In quel periodo avevo da poco iniziato a interessarmi allo studio del Guan Dao (關刀 guān dāo). Un’arma che mi ha sempre affascinato e che è proposta, purtroppo, in poche scuole (almeno per quanto riguarda la regione in cui vivo).

Nelle mie ricerche incappai in un video del maestro Dal Bo che eseguiva una 套路 tàolù portata in Italia da un maestro che ha segnato la storia delle arti marziali italiane: il maestro 張祖堯 zhāng zǔyáo, più conosciuto con la traslitterazione del suo nome cinese in Wade-Giles: Chang Dsu Yao.

Allievo del maestro Giuseppe Ghezzi, a sua volta allievo del maestro zhāng. Il maestro Michele Dal Bo insegna presso la scuola Accademia ShierLi a Borgo Roma (VR). Nel 2007 ebbi modo di scambiare con lui qualche impressione sulla taolu dedicata al Guan Dao e per questo nell’estate del 2023 lo contattai chiedendogli la disponibilità a rilasciare un’intervista con oggetto proprio il maestro Chang.

Il primo punto toccato nell'intervista ha riguardato cosa realmente insegnava il maestro Chang. C’è, infatti, tutt'ora un po’ di confusione sulla figura del maestro e in particolare su cosa insegnasse (tema affrontato anche nell'articolo "Ricerche su Chang Dsu Yao" a cura del maestro Enrico Storti).

La ricerca di Chang Dsu Yao fu volta a trovare una sintesi fra gli stili 少林拳 shàolín quán e di 太極拳 tàijí quán. La sua ricerca però non si limitò solo a questo. Chang Dsu Yao dedicò molto tempo anche all’aspetto "teorico" di queste discipline e all’aspetto culturale che contraddistingueva le stesse. Il maestro ci teneva molto a far capire ciò che rappresentava il simbolo del 太極圖 tàijítú e cosa sottendono i principi dello yīn e dello yáng.

Qui devo sottolineare che non è emerso da parte del maestro Dal Bo alcun riferimento al 梅花拳 méihuā quán rispetto invece a quanto proposto dal maestro Enrico Storti nel suo articolo.

Il maestro Chang vedeva nel suo insegnamento la possibilità di diffondere anche la propria cultura, come, ad esempio, portare ai propri allievi e allieve i tre tesori della cultura cinese 三寶 sānbǎo (puoi leggere l'articolo "San Bao - I tre tesori della cultura cinese").

Per il maestro Chang dietro l’insegnamento delle arti marziali non c’era solo la comprensione di una tecnica, ma soprattutto la comprensione di un principio.

Chang Dsu Yao nacque nel 1917/1918 nel villaggio di 柴集 cháijí, nella municipalità di 朱寨鄉 zhūzhài della contea di pèi.

Il maestro raccontava che all’età di cinque anni ebbe modo di assistere a una dimostrazione di Shaolin Quan rimanendone colpito profondamente. L’anno successivo fu affidato dal padre al maestro 劉保軍 liú bǎojūn noto in quel momento per essere uno dei più forti e "completi" maestri del nord della Cina.

Il maestro Liu Baojun aveva avuto modo di studiare Taiji Quan sotto la guida del maestro 楊澄甫 yáng chéngfǔ.

All’età di vent’anni entrò nella 軍校第六分校 jūnxiào dì liù fēnxiào, una diramazione dell’accademia militare cinese chiamata "sesto ramo", dove ebbe modo di studiare differenti stili di arti marziali cinesi, come il Meihua Quan, il 八極拳 bājí quán e il 八卦掌 bāguà zhǎng.

Il maestro raccontava che la sua passione per le arti marziali era così grande che non sentiva né la fatica né il dolore. Si allenava almeno quattro ore al giorno tutti i giorni.

Chang Dsu Yao visse letteralmente in "prima linea" gli anni dell’invasione giapponese. Riportò numerose ferite durante quegli anni (testimoniate dalle numerose cicatrici che segnavano il suo corpo).
La sua schiena era stata gravemente ferita a causa di una caduta da circa 12 metri di altezza. Una torretta su cui si trovava fu colpita da una granata facendola esplodere. Una gamba non guarì mai da questo incidente causandoli frequenti flebiti.

Questa fu un’esperienza che lo segnò molto. A tal punto che ripeteva spesso ai suoi allievi e alle sue allieve: "io ho fatto la guerra... e spero che voi non la facciate mai". Per lui lo studio e la pratica del Taiji Quan devono portare la pace.

Il suo lascito è sintetizzabile in queste poche parole: "il combattimento non deve essere fine a sé stesso". La capacità dell’allievo o dell’allieva di saper fronteggiare un avversario sta nella capacità di avere la consapevolezza di essere in grado di fare o meno del male. Puoi bloccare, fermare l’avversario, piuttosto che far del male.

Per il coraggio dimostrato in battaglia e i meriti ottenuti fu promosso colonnello prima dei 30 anni. La sconfitta di 蔣中正 jiǎng zhōngzhèng, conosciuto in Italia con il nome di Chiang Kai-shek, constrinse Chang Dsu Yao a seguirlo a Taiwan (中華民國 zhōnghuá mínguó).

Qui incontrò 鄭曼青 zhèng mànqīng, l’ultimo discepolo del maestro Yang Chengfu, con il quale ebbe modo di studiare. Nel periodo in cui visse a 臺北 táipěi risalirebbe un aneddoto piuttosto famoso, di cui però non sono riuscito a trovare un riscontro "documentale".

Si racconta che il maestro abbia sgominato una banda di malviventi che taglieggiavano i commercianti del mercato di Taipei. Un cronista che assisté allo scontro rimase colpito dalle capacità del maestro e gli chiese "come avete fatto?". Sembra che il maestro abbia risposto "...non lo so, non me lo ricordo".

Molti vedono in questo un esempio dello stato "vuoto della mente", che abbiamo raccontato nell’articolo "La mente non mente" apparso nel primo numero di Spiralis Mirabilis.

Congedatosi dalle forze armate, nel 1975 arrivò in Italia e si stabilì a Bologna. Nel 1977 incontrò il maestro Roberto Fassi, il quale lo porterà a trasferirsi a Milano, dove fonda la sua scuola.

Durante l'intervista il maestro Dal Bo mi ha anche raccontato di come il maestro Chang nutriva una sincera curiosità nei confronti degli altri stili, descrivendo un’apertura che, per quanto appare "normale", tutt’oggi non è così diffusa.

Questo, forse, perché il maestro, avendo avuto modo di studiare differenti stili, riteneva che nonostante la grande varietà delle arti marziali cinesi queste avessero la stessa origine e condividessero gli stessi principi.

Oggi la scuola fondata dal maestro Chang è presente in molte regioni d’Italia e ha segnato la storia delle arti marziali del Bel Paese.

L’importanza della ricerca del Maestro è sintetizzata dalla sua eredità marziale. Infatti, è sufficiente soffermarsi sul fatto che il Taiji Quan insegnato nelle scuole Chang, è indicato come il Taiji Quan del maestro Chang Dsu Yao, nonostante il maestro lo abbia ereditato dai diretti discendenti della famiglia yáng.

Un riconoscimento alla grande eredità culturale che il maestro Chang ha lasciato ai praticanti e alle praticanti di tutta Italia (e non solo).

Metti in pratica la vera conoscenza
實踐真知
shíjiàn zhēnzhī

Francesco Russo

NOTE SULLA TRASCRIZIONE FONETICA
Le parole in lingua cinese quando appaiono per la prima volta sono riportate in cinese tradizionale con la traslitterazione fonetica. A partire dalla seconda volta, la parola è riportata con il solo pinyin senza indicazioni degli accenti per favorire una maggiore fluidità della lettura dei testi.

BREVE PROFILO DELL'AUTORE
Francesco Russo, consulente di marketing, è specializzato in consulenze in materia di "economia della distrazione".

Nato e cresciuto a Venezia oggi vive in Riviera del Brenta. Ha praticato per molti anni kick boxing raggiungendo il grado di "cintura blu". Dopo delle brevi esperienze nel mondo del karate e del gong fu, ha iniziato a praticare Taiji Quan (太極拳tàijí quán).

Dopo alcuni anni di studio dello stile Yang (楊式yáng shì) ha scelto di studiare lo stile Chen (陳式chén shì).

Oggi studia, pratica e insegna il Taiji Quan stile Chen (陳式太極拳Chén shì tàijí quán), il Qi Gong (氣功Qì gōng) e il DaoYin (導引dǎoyǐn) nella propria scuola di arti marziali tradizionali cinesi Drago Azzurro.

Per comprendere meglio l'arte marziale del Taiji Quan (太極拳tàijí quán) si è dedicato allo studio della lingua cinese (mandarino tradizionale) e dell'arte della calligrafia.

Nel 2021 decide di dare vita alla rivista Spiralis Mirabilis, una rivista dedicata al Taiji Quan (太極拳tàijí quán), al Qi Gong (氣功Qì gōng) e alle arti marziali cinesi in generale, che fosse totalmente indipendente da qualsiasi scuola di arti marziali, con lo scopo di dare vita ad uno strumento di divulgazione della cultura delle arti marziali cinesi.

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Dopo alcuni anni di studio dello stile Yang (楊式yáng shì) ha scelto di studiare lo stile Chen (陳式chén shì).

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